“Aumentare il fatturato non basta. La vera crescita è sostenibile”
Il modello di business del futuro nasce sul territorio: dalla teoria alla pratica con il dottor Gianni Rizzo
Capitano e consulente non sono due ruoli distinti, ma due espressioni della stessa visione. Gianni Rizzo ha imparato sul mare cosa significa governare un’impresa: leggere le correnti, gestire le risorse, assumersi la responsabilità delle scelte e guidare l’equipaggio anche quando la complessità aumenta.
È su questa esperienza concreta, maturata nel fare impresa, che si fonda il suo approccio alla consulenza: non l’inseguimento del “numero” fine a sé stesso, ma la costruzione di valore sostenibile nel tempo. Oggi il dottor Gianni Rizzo, Capitano del Poseidonia Beach Club, affianca le aziende nei percorsi di internazionalizzazione, finanza agevolata e sostenibilità, integrando competenze tecniche e conoscenza diretta delle dinamiche operative. L’obiettivo è una crescita solida, consapevole e misurabile.
Gianni, partiamo dal principio: ci racconta brevemente il suo percorso formativo e professionale?
“Ho studiato Economia e Commercio all’Università di Salerno, con una tesi in Organizzazione del Lavoro. Dopo la laurea ho seguito un master a Bruxelles in global marketing e relazioni internazionali: un’esperienza che mi ha permesso di sviluppare relazioni istituzionali importanti, anche con il Ministero degli Affari Esteri. Queste connessioni sono state decisive all’inizio della mia carriera, quando a Milano ho co-fondato una società di consulenza per supportare le imprese italiane nei processi di internazionalizzazione, soprattutto in Europa.”
Il suo percorso unisce consulenza, impresa e sostenibilità. Da dove nasce questo approccio integrato?
“Nasce da un percorso costruito nel tempo. L’esperienza nel commercio estero, unita alla formazione specialistica e al confronto continuo con le istituzioni, mi ha portato a una conclusione chiara: oggi non ha più senso separare teoria e pratica. La sostenibilità, così come lo sviluppo d’impresa, funziona solo se è integrata nei processi reali, quotidiani, operativi.”
Come si è sviluppata la sua esperienza nella consulenza alle imprese italiane all’estero?
“Ho accompagnato aziende, soprattutto nei settori manifatturiero e gastronomico, nell’ingresso in mercati europei come Bulgaria, Spagna, Svizzera e Inghilterra. L’attività era completa: dall’apertura di presìdi locali alla facilitazione dei rapporti con enti e istituzioni. Questa fase mi ha dato una comprensione profonda dei meccanismi istituzionali e delle opportunità di internazionalizzazione.”
E come è passato dalla consulenza internazionale a quella più territoriale?
“Dopo un periodo dedicato alla famiglia e al rientro in Campania, ho concentrato la mia attività sul territorio regionale, specializzandomi in finanza agevolata e strumenti di supporto agli imprenditori. Ho approfondito fondi e programmi per agroalimentare, pesca e sviluppo rurale – come PSR e FEAMPA – per facilitare l’accesso delle aziende locali a finanziamenti e strumenti di credito.”
Qual è il valore aggiunto del suo approccio rispetto alla consulenza tradizionale?
“Il mio approccio non si limita al supporto tecnico-finanziario o all’aumento dei ricavi. Integra sostenibilità finanziaria, sociale e ambientale e valuta l’impatto delle decisioni sull’azienda, sui collaboratori e sul territorio. L’obiettivo è aumentare il valore reale dell’impresa e creare le condizioni per un accesso più solido a finanza ordinaria e agevolata.”
In che modo questa filosofia si applica concretamente nella sua attività imprenditoriale?
“Con G&G, la società che gestisce il Poseidonia Beach Club, abbiamo scelto di rendere la sostenibilità un metodo, non uno slogan. Nel 2025 abbiamo ottenuto la certificazione ISO 20121 per eventi sostenibili e stiamo avviando il percorso ISO 17033, collegato al progetto ‘Menù Zero Spreco’. È un modo concreto per dimostrare che aumentare il fatturato non basta: bisogna ridurre consumi, ottimizzare risorse, ingegnerizzare i processi e coinvolgere gli stakeholder in un modello coerente.”
Quali sono le sfide principali per le imprese che vogliono seguire questa rotta?
“Il punto chiave è il cambiamento culturale. Serve un allineamento reale tra imprenditore, fornitori, dipendenti e clienti. Solo così la consulenza diventa efficace: non si tratta di fare più ricavi, ma di generare un impatto positivo e duraturo sul business e sul territorio.”
In che modo la sostenibilità ambientale diventa misurabile per un’azienda?
“Attraverso strumenti concreti: certificazioni, protocolli, modelli di gestione e investimenti coerenti. La sostenibilità non può restare una dichiarazione di principio: deve essere dimostrabile. Collegare certificazioni e processi aziendali significa rendere misurabili gli impatti ambientali, sociali ed economici delle scelte.”
Che ruolo hanno le istituzioni in questo percorso?
“Un ruolo fondamentale. Il dialogo con il Comune di Ascea, con il Parco Nazionale del Cilento e con altri enti è stato – ed è – centrale. Già nel 2012, con il progetto ‘Green & Passive Beach’ realizzato con il Comune di Ascea, abbiamo avviato un percorso strutturato: da lì sono nati i primi impianti fotovoltaici e una visione di lungo periodo che ancora oggi guida le nostre scelte.”
Il progetto ‘Green & Passive Beach’ è stato un punto di partenza?
“Assolutamente sì. È stato un primo passo concreto. Da quel progetto sono derivate molte azioni successive: dall’uso delle energie rinnovabili all’attenzione per la biodiversità, fino a protocolli specifici come quello sviluppato con ISPRA per la Spiaggia Ecologica. È un esempio di come la sostenibilità possa nascere dal territorio e restituire valore al territorio.”
Quanto conta la formazione in questo processo?
“Moltissimo. Senza formazione non esiste sostenibilità reale. Ogni progetto, dal menù Zero Spreco alla gestione delle risorse, richiede persone consapevoli e competenti. Abbiamo investito in formazione interna perché chi realizza i progetti deve conoscerne senso e obiettivi: altrimenti restano iniziative sulla carta.”
Lei parla spesso di creazione di valore, non solo economico. Cosa intende?
“Oggi non basta aumentare il fatturato per dire che un’azienda ‘sta andando bene’. Il valore deve essere complessivo: economico, ambientale e sociale. È un cambio di paradigma. Le imprese sono chiamate a dimostrare che non consumano risorse, ma che le valorizzano. Qui entrano in gioco i criteri ESG e i nuovi modelli di business orientati alla sostenibilità.”
Guardando al futuro, quale consiglio darebbe a chi vuole crescere davvero, senza fermarsi ai numeri?
“La vera crescita non si misura solo con il fatturato, ma con il valore che creiamo per le persone, per l’ambiente e per il territorio. Il mio consiglio è semplice: scegliete una rotta chiara, gestite le risorse con responsabilità e non abbiate paura di innovare. Chi sa coniugare profitti e sostenibilità non solo naviga meglio: lascia anche una scia pulita, duratura e capace di ispirare chi verrà dopo.”
